Libro di Vita. Manuele Marazzi

Un borgo per la “vita ideale”

Sui campi lungo il Tevere, ancora gonfio per le abbondanti piogge di questo inverno, il grano spunta vigoroso dal fango. La strada sale tra i vigneti, con i tralci ancora nudi, e tra gli ulivi le cui fronde luccicano al pallido sole di una mite giornata di fine gennaio. L’erba verde dei prati quasi preme contro le austere pietre squadrate delle possenti mura del “castrum” medioevale. Siamo a Monte Castello di Vibio, sulla sommità di un colle, a 422 metri di altezza, poco più di 1.600 abitanti. L’orizzonte, a 360 gradi, spazia dalle montagne innevate anche di Abruzzo e Lazio fino ai profili più dolci delle verdi colline umbre, punteggiate di antichi borghi. Di fronte, come sdraiata su un altro colle, la nemica di sempre, la potente Todi, che in una delle tante guerre distrusse, per poi ricostruirle, quelle mura oggi assediate dall’erba nuova di un piovoso gennaio.

Dentro quella ancora possente cinta muraria, con le torri che sono diventate case, ci si può perdere in quello che è uno dei “Borghi più belli d’ Italia”, tra stretti vicoli, scale, austeri edifici medioevali, palazzi nobili e chiese. Angusti passaggi tra muri di pietra che sfociano in piazze, quasi terrazze che dominano le valli, con ripide scalinate che scendono verso quelle mura che raccolgono un borgo la cui pianta ha la forma di un cuore. E nel cuore di questo cuore si trova un gioiello, l’ottocentesco Teatro della Concordia, definito “il più piccolo del mondo”. Appena 99 posti, con due ordini di palchi interamente in legno, sorretti da colonne lignee dipinte e finto marmo bianco venato. Tutto affrescato e perfettamente funzionante con una sua stagione teatrale e tanti altri appuntamenti. La storia racconta che nel 1945 sul suo palcoscenico salì anche l’allora giovanissima Gina Lollobrigida.

Nel 1568 Cipriano Piccolpasso, architetto e pittore, soggiornando a Todi e Monte Castello di Vibio, sosteneva che qui si viveva la “vita ideale”, la migliore che ci fosse perché l’aria era pulita e salubre e che qui la gente viveva “anco cento anni e più” e che gli “hommini di 80 anni paiono averne appena 35”. Forse sugli ancora giovanissimi ottantenni l’artista avrà un po’ esagerato ma più recentemente, negli anni sessanta del secolo scorso, l’antropologa americana Sydel Silverman ha definito Monte Castello di Vibio “il paradiso perduto”, l’ oasi in cui si può veramente vivere secondo i ritmi della natura. Tra gente cordiale e colta. Qui alcuni americani hanno fondato la International school of art, una scuola estiva di disegno, pittura e scultura. Tra i sapori e profumi di queste colline s’intrecciano le “Strade del vino del cantico” e la “Strada dell’ olio dop dell’ Umbria”. Vino, olio e gli altri prodotti dell’enogastronomia e dell’artigianato che possono essere gustati ed acquistati nelle botteghe del paese, nelle aziende agricole, negli agriturismo e nelle acoglienti strutture ricettive e turistiche della zona.

Una opera d’arte tutta da vedere

A Montecastello di Vibio non ci sono preziosi tesori artistici. E’ l’intero borgo ad essere un’opera d’arte da scoprire e gustare camminando per i suoi vicoli dove non c’è una pietra fuori posto. Con quel dolce paesaggio umbro che può essere ammirato percorrendo la panoramica passeggiata ad anello sopra le antiche mura. Ci si può addentrare nel paese dalla suggestiva Porta di Maggio, con la torre merlata posta a sentinella sulla vallata verso Todi. Già da lontano attira l’attenzione la possente Torre campanaria eretta nel 1850. Nella Chiesa di Santa Illuminata si venera un crocifisso ligneo del 1400. Piazza Vittorio Emanuele è una terrazza dalla quale si può ammirare un ampio panorama che arriva fino alle vette del lontano Terminillo. Sulla stessa piazza ci sono la chiesa parrocchiale dei Santi Filippo e Giacomo (XVIII sec.) e un pozzo cisterna del XVI secolo recentemente restaurato. Gli edifici medievali conservano ancora “le porte del morto”. Sono situate accanto alla porta principale, erano sempre murate e venivano aperte soltanto in occasione dei funerali per fare uscire la bara con il morto.

Subito fuori le mura c’è la cappella della Madonna delle Carceri del XVI secolo. Nei dintorni meritano una visita i resti dell’abbazia di San Lorenzo in Vibiata, antico edificio romanico, l’abbazia di San Maria in Monte, in località Doglio, e l’oratorio di santa Maria alle Rotelle, del XVII secolo.

 

Il teatro più piccolo del mondo

Il vero gioiello di Monte Castello di Vibio è però il Teatro della Concordia. Con appena 99 posti (37 in platea e 62 sui palchi) è stato definito il “teatro più piccolo del mondo”. Fu progettato nel 1789 mentre imperversava la Rivoluzione francese nello stile classico dei grandi teatri italiani e intitolato proprio a quella “concordia tra i popoli” invocata in Europa agli inizi dell’Ottocento. La sua costruzione fu finanziata da nove facoltose famiglie del paese che vollero farne anche un luogo di ritrovo e di divertimento. C’era infatti anche un caffè-salotto. L’inaugurazione avvenne solo nel 1808. Gli affreschi che lo impreziosiscono sono del 1892 e sono opera di un giovanissimo artista, Luigi Agretti, appena quattordicenne. Figlio del perugino Cesare, già autore delle decorazioni del telone e dei fondali del teatro, si trovava in villeggiatura a Montecastello. Durante quelle vacanze Agretti figlio dimostrò la sua precoce vena artistica. Nel 1945 sul palco del Teatro della Concordia si esibì l’allora giovanissima Gina Lollobrigida nella commedia “Santarellina” di Scarpetta, messa in scena dal regista e direttore di scena tuderte L. Tenneroni. Nel 1951 pero il “teatro più piccolo del mondo” venne chiuso per inagibilità. Fu riaperto solo nel 1993, dopo sette anni di lavori durante i quali è stata portata a termine l’opera di restauro che ha permesso di mantenere la stessa struttura lignea originale che sorregge i palchetti.