In questo articolo Manuele Marazzi vi darà alcuni consigli utili per combattere la pigrizia.

Scopriremo insieme cos’è, da dove nasce e cosa possiamo fare per riuscire a superarla o a non farla diventare una pericolosa abitudine.

Pigrizia. Manuele Marazzi

Pigrizia. Manuele Marazzi

La pigrizia: che cos’è

Parliamo dei pigri a tutto campo, quelli che per fargli fare una cosa devi chiedergliela venti volte, e poi o non la fanno o la fanno male e sbuffano. E facendolo pesare. Persone inamovibili, che sembrano chiuse in un bozzolo impenetrabile e che fanno spontaneamente solo alcune cose in piccoli settori di vita. Per il resto lasciano agli altri il compito di decidere, sforzarsi, agire. Per chi gli vive insieme sono una fonte di irritazione, ma la loro pigrizia può esprimere una difficoltà non riconosciuta.

Perché la pigrizia ha la meglio?

Perché si diventa pigri? Certo, ci sono persone che per natura hanno una minore propensione all’azione. Ma la pigrizia di cui parliamo sembra di più un blocco del vivere, forte e tenace. Un muro di gomma di fronte a cui rimbalzano stimoli, entusiasmi, rimproveri, doveri, urgenze. È un rifiuto all’azione, del vivere attivamente. Il pigro vive l’azione come un rischio da evitare e per via  di condizionamenti esterni spesso percepisce interi settori della realtà come pericolosi, inutili o immorali. Talora si blocca e rimane immobile di fronte alla paura di essere deluso, non è curioso e pensa di avere già visto tutto. Spesso l’abitudine alla comodità ha anestetizzato la spinta all’azione. Ci sono persone poi che danno tutto alla professione e non hanno più energie per il resto, sessualità compresa. E infine la pigrizia può essere un bel No, passivo e inconsapevole, a una vita che non piace. E se nel tempo si impara a concepirsi come pigri, si rimane incastrati in questa immagine di sé. In ogni caso la conseguenza è che l’energia inespressa si trasforma sempre in disagi fisici, psichici e relazionali.

I consigli per staccarsi dalla pigrizia: un’abitudine pericolosa

Fai l’auto diagnosi. Osserva il tuo campo d’azione. Fai una mappa dei tuoi “confini di attività”, di quello che hai voglia di fare: vedrai che è molto limitato.

Non fare lo snob. Non compiacerti nella tua inerzia: l’attività mentale, ingiustamente attribuita a chi sta molto fermo, non è superiore a quella fisica o manuale, e senza di queste non vale niente. Inoltre non c’è riposo senza prima un’attività. La tua pigrizia non fa il vuoto, ma il pieno sempre delle stesse cose.

Agganciati alla materia. Sarà banale, ma è molto utile lavorare la creta, il das, la plastilina o il pongo. La tua creazione non deve avere per forza una forma riconoscibile, l’importante è il tuo intervento reale sulla realtà, il confronto con qualcosa di verificabile concretamente.

- Riparti dal piacere. Un vero pigro ha sempre almeno un interesse. Parti da lì per ritrovare ilo gusto dell’azione perché nel piacere non c’è sforzo. Dedicati molto ad esso e dopo averlo fatto visualizza in un semplice grafico su un foglio la quantità di energia espressa e devoluta nell’azione appena compiuta.

(Fonte: www.riza.it)

Manuele Marazzi